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È caccia al manovratore L’autopsia: lesioni gravissime

Il medico legale D’Errico dovrà ora chiarire se la morte è stata istantanea oppure se Valeriano Bottero, soccorso in tempo, avrebbe potuto essere salvato

castelfranco

È caccia all’uomo. Anzi, al manovratore che si trovava alla consolle di comando del carrello elevatore trasformato in una trappola mortale per Valeriano Bottero, il 52enne imbianchino precipitato da un cestello posizionato a un’altezza di circa 5 metri mentre stava tinteggiando una parete all’interno di uno dei capannoni dell’impresa Lavor Metal. in via Ceccon a Loreggia. Nessuno si è presentato spontaneamente alla domanda di carabinieri e ispettori dello Spisal: chi governava i comandi di quella macchina prestata dall’azienda all’artigiano? Intanto sono già cominciati gli interrogatori di tutte le persone presenti in azienda nell’ora della tragedia. E se non salterà fuori quel nome, saranno le impronte digitali lasciati su volante e tasti del mezzo a identificare chi manovrava il veicolo. Solo che, a questo punto, oltre al reato di omicidio colposo, il manovratore rischia anche la contestazione di omissione di soccorso.

Già, perché tutto dipendenderà dall’esito dell’autopsia sul corpo di Valeriano eseguita ieri pomeriggio su ordine del pm padovano Sergio Dini, titolare dell’inchiesta. Semplice il quesito: come è morto l’artigiano? E, in particolare, il decesso è stato istantaneo oppure il 52enne avrebbe potuto essere salvato se tempestivamente soccorso? L’esame autoptico è stato eseguito dal medico legale Stefano D’Errico, dell’Università di Trieste. Entro 60 giorni il consulente della procura dovrà consegnare il suo rapporto. Intanto dall’accertamento è emerso che l’artigiano aveva molteplici e gravissime lesioni: se non è avvenuta subito, la morte è arrivata in pochissimo tempo. Resta da capire: in quella “finestra” – se l’autopsia verificherà che il decesso non è stato immediato – c’era la possibilità di soccorrere e salvare la vita a Valeriano? Alle 15.30 di martedì l’imbianchino si trovava all’interno di uno dei capannoni aziendali, mentre la zona di produzione è in un altro stabile. Enea Zorzi, titolare dell’impresa, è stato raggiunto dalla notizia della tragedia al telefono. «Posso solo dire che il carrello elevatore è di proprietà dell’azienda e, da quel che mi risulta, Valeriano ha chiesto questa macchina e ha fatto tutto lui, in autonomia» ha dichiarato, esprimendo dolore per la perdita di un collaboratore e di un amico ventennale. «I ragazzi hanno sentito un tonfo e sono corsi nel capannone esterno all’area di produzione».

Al loro arrivo, carabinieri e ispettori dello Spisal (il servizio di prevenzione dell’Usl in materia di sicurezza sul lavoro) non hanno trovato nessuno accanto al mezzo. Alla domanda «Chi manovrava il mezzo?», nessuno ha risposto. Qualcuno che lavorava con Valeriano è fuggito? Oppure chi gli ha dato una mano? L’unica certezza è che l’imbianchino è precipitato. L’ipotesi? Un errore tecnico del manovratore avrebbe sbilanciato il cestello, provocando la caduta mortale. —

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Pubblicato su La Tribuna Di Treviso