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Treviso, l'autopsia sul delitto di Capo Verde: "Marilena è stata massacrata di botte"

E' stata determinante per stabilire quanto la violenza di Gianfranco Coppola abbia inciso sull’omicidio dell’albergatrice trevigiana

TREVISO. L'autopsia ha fornito le prime informazioni. Marilena Corrò sarebbe stata uccisa con un corpo contundente, con una violenza tale da scardinare la tesi difensiva del principale indagato, Gianfranco Coppola.

L'esame è stato eseguito nella giornata di domenica 1 dicembre.

Il kick-boxer dal passato costellato di violenze e aggressioni, dopo il suo arresto, ha cercato di sminuire il suo ruolo davanti al giudice del tribunale di Boa Vista il suo ruolo nella morte dell’albergatrice trevigiana, uccisa nella giornata di martedì, al termine di una lite con Coppola.

La 52enne, che era approdata nell’isola per guidare il B&B del padre Vittorio, aveva affidato la gestione del bar della struttura a Pierangelo Zigliani, un 68enne, con un passato da fioraio nel Milanese, arrestato pure lui per favoreggiamento per aver aiutato Coppola a cancellare le tracce dell’omicidio.

Alla gestione del bar Zigliani s’era fatto affiancare dal suo socio Coppola, ma gli affari non andavano bene. I due soci da mesi non pagavano l’affitto del locale del B&B “A Paz” e proprio durante una discussione sugli arretrati mai più pagati è scoppiata la lite che è costata la vita a Marilena Corrò.

L’albergatrice avrebbe minacciato Coppola di denunciarlo alla polizia. Una “minaccia” cui il kick-boxer ha reagito con violenza. A suo dire, Coppola avrebbe preso a schiaffi la donna che, perdendo l’equilibrio, ha sbattuto la testa contro il pavimento, morendo sul colpo.


Una versione dei fatti che non convince la polizia di Capo Verde più che mai convinta che Coppola abbia inferto con un martello o una spranga di ferro un colpo mortale al capo dell’albergatrice. E l'autopsia, stando alle prime risultanze, confermerebbe questa.


Coppola si trova in carcere come indiziato di omicidio mentre il suo socio Zigliani è accusato di favoreggiamento. Nel frattempo, nell’isola è scoppiata una polemica sui social network all’interno della comunità italiana di capo Verde nei confronti di quei connazionali che qualche anno fa avevano aiutato Coppola ad uscire dal carcere, raccogliendo una colletta per pagare la cauzione.

«Se l’avessero lasciato in galera, quest’omicidio non sarebbe mai successo», dicono ora alcuni amici di Marilena.


Nel frattempo, il fratello della vittima, Simone Corrò, ha raggiunto l’isola di Capo Verde ed è in contatto con le autorità locali del consolato per conoscere gli sviluppi delle indagini e per sbrigare le pratiche per il rientro della salma dall’isola africana, dopo l’autopsia. 

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso