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L’ex assessore Fasan sul posto «Mi si è ghiacciato il sangue»

VITTORIO VENETO.  L’ex assessore Bruno Fasan è stato il primo ad accorgersi della tragedia. Abita a cento metri dalla curva dove è avvenuto l’incidente mortale. È stato lui ad attivare i soccorsi,...

VITTORIO VENETO.  L’ex assessore Bruno Fasan è stato il primo ad accorgersi della tragedia. Abita a cento metri dalla curva dove è avvenuto l’incidente mortale. È stato lui ad attivare i soccorsi, purtroppo rivelatisi inutili. «Conosco questa strada come le mie tasche», dice mentre osserva i soccorritori. «Conosco ogni curva, ogni pietra, ogni buca». Proprio l’occhio “clinico” dell’ex assessore gli ha permesso di capire che in quella curva qualcosa era fuori posto. «Ho notato dei pezzi di vettura a terra che prima non c’erano». Tanto è bastato per mettere sul chi vive Bruno Fasan. Un caso  che fosse lì proprio in quel momento. «Ieri pomeriggio dovevo incontrarmi con un amico», racconta, «per questo sono sceso fino al distributore Api. Doveva essere lì, ma non l’ho trovato e così ho deciso di rientrare. Mezzo minuto dopo ho visto i pezzi a terra. Quando ero sceso poco prima non c’erano». L’esponente della Val Lapisina non ha tirato diritto, anzi, ha bloccato la macchina, è sceso e si è precipitato sulla strada sottostante. «A quel punto ho visto il parapetto divelto», racconta Fasan, «ho capito subito che era successo un grave incidente. Giunto lì mi sono sentito ghiacciare il sangue. A terra c’era una cartellina gialla con all’interno dei documenti. Poco distante le catene da neve. Ho subito capito che per il colpo  il bagagliaio dell’auto si era spalancato facendo volare fuori quello che c’era dentro. Ho davvero avuto un brivido a pensando cosa poteva essere successo». Bruno Fasan è la memoria storica della Valle. Quella vista drammatica ha fatto riaffiorare i ricordi dei troppi incidenti accaduti sulle curve maledette del Fadalto. «Questa strada ha già dato troppi morti», dice amareggiato. «Nello stesso punto dove c'è stato l'incidente era già avvenuto un caso analogo. Non capisco perché non abbiano messo una protezione al muretto». L’ex assessore non è stato l’unico residente ad accorrere sul luogo della tragedia. «Ho sentito l'elicottero del Suem e sono corso fuori», racconta Giorgio Casagrande. «Qui purtroppo succedono spesso incidenti.  Le autorità se la sono cavata mettendo il limite dei 30 chilometri all'ora, ma è solo un modo facile per lavarsi la coscienza. Dove hanno messo i guard rail significa che lì sono stati abbattuti i muri». (f.g.)

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso