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Lite con la fidanzata e schianto volontario finito in tragedia: il pm chiede 11 anni per Christian Barzan

Al processo udienza di 12 ore per requisitoria e arringhe. Il giovane provocò in auto la morte di Giuseppina Lo Brutto

TREVISO. Condanna a 11 anni per il reato di omicidio volontario, duplice tentato omicidio e stalking, assoluzione per assenza di prove dalla violenza sessuale. È quanto chiede il pubblico ministero e sostituto procuratore della repubblica, Daniela Brunetti, per Christian Barzan, il giovane di 24 anni di Quinto che la notte del 7 giugno 2019 a Povegliano, mentre era a bordo della sua Alfa Mito, assieme a Giorgia Biglieri (sua fidanzata e grande accusatrice), si schiantò contro una Toyota Yaris uccidendo la passeggera Giuseppina Lo Brutto, ex dipendente provinciale in pensione, e ferendo seriamente il marito Flavio Cagnato. Il giovane, che era in aula, è accusato di aver provocato volontariamente l’incidente, al culmine di una lite con la sua ragazza.

Ieri è iniziata la discussione del processo in rito abbreviato, un vero e proprio «mattatoio» durato ben 11 ore, in cui pm, legali difensori e parti civili, si sono succeduti nelle arringhe, parlando diverse ore per ciascuno. Poco dopo le 20, la decisione di rimandare al 6 ottobre la sentenza del giudice e le repliche, visto che l’ora era oramai tardissima e le aule dovevano essere chiuse.

Se il pm chiede 11 anni e omicidio volontario, l’avvocato Fabio Crea, agguerritissimo nella difesa del ragazzo, ha chiesto l’assoluzione da tutti i reati e la riqualificazione del reato di omicidio volontario in omicidio stradale. A decidere da che parte penderà l’ago della bilancia, sarà solo il giudice, tra poco meno di un mese.

Crea ha puntato sull’«assenza di credibilità di Biglieri, unica test dell’accusa», ma anche «sul fatto che le sue dichiarazioni sui fatti del 7 giugno sono contraddittorie».Chiarisce: «Biglieri ha reso diverse versioni su aspetti importanti della vicenda. E per quel che riguarda gli altri fatti, cioè lo stalking, sono totalmente assenti dai messaggi depositati che dimostrano che tutto quello che ha detto di Barzan, fatto salvo le ingiurie, è del tutto indimostrato.

Non ci sono prove, è assurdo che all’interno di una Mito, macchina piccolissima, una persona possa essere oggetto di violenza senza che ci sia la collaborazione nel rapporto sessuale. È dimostrato con messaggi prodotta a suo tempo e di cui ho dato lettura, che in qui sei mesi in cui lei avrebbe lasciato a suo dire Barzan, ci sono state almeno un paio di occasioni in cui la ragazza rivolgendosi a lui diceva “ma allora hai deciso di lasciarmi?” con evidente inversione dei ruoli». E ancora: «Altro punto fondamentale che scredita la credibilità della ragazza, è il fatto che non ha mai parlato dei messaggi inviati alla mamma e di due telefonate da lei ricevute durante la presunta violenza sessuale».

L’avvocato di parte civile, che per Giorgia Biglieri è Rosa Parenti, non ha mollato un punto battendo su tutto per oltre tre ore, soprattutto sulla messaggistica tra i due. Difensore, parti civili, tutti hanno chiesto i rispettivi risarcimenti.

Cosa succederà il 6 ottobre? «Non faccio pronostici e non dico nulla» dice Parenti, che ha la bocca cucita.

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso