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Martina, la figlia di Fiorella Sandre, morta nel rogo «Lui colpevole? Mi crolla il mondo»

«Quando vedevo Sergio mi diceva sempre che era stata una fatalità e che si sentiva in colpa»

PAESE. Ha appreso nella mattinata di ieri dai siti d’informazione online la notizia che la morte della mamma Fiorella era stata provocata, secondo l’accusa, dall’incendio doloso, appiccato volontariamente da Sergio Miglioranza, per riscuotere i soldi dell’assicurazione.

E la sua reazione la riassume in poche parole. «Mi è crollato il mondo addosso», racconta Martina Sandre, la figlia di Fiorella, la 74enne che la notte del 10 giugno scorso, morì assieme all’amica Franca Fava nel rogo della villetta di via Feltrina a Castagnole. Sua madre era amica di Franca e s’era trasferita a vivere con lei nella casa della frazione di Paese per aiutarsi a vicenda. «Entrambe - racconta Martina con un nodo alla gola - avevano problemi di deambulazione e per questo avevano deciso di vivere assieme, per aiutarsi a vicenda».

All’alba del giorno della tragedia, Martina era stata la prima dei familiari ad arrivare sul posto, accompagnata dal figlio Davide. «Avevo pensato - si sfoga al telefono - fin da subito che s’era trattato di un incidente. E stamattina invece ho scoperto che è stato Sergio ad appiccare il fuoco e l’ha fatto per i soldi. Questa cosa è difficile da digerire. È un boccone amaro che non mando giù».

Nel corso dei nove mesi passati dal dramma che le ha sottratto l’anziana madre, Martina Sandre ha incrociato solo un paio di volte Sergio Miglioranza. «Quando lo vedevo - racconta - mi ripeteva che era stato un incidente e che si sentiva in colpa. Io non avevo dubbi che lui avesse detto la verità e mi ero convinta, forse anche per mettere inconsciamente il cuore in pace, che l’incendio s’era propagato da quel fornelletto esterno acceso e usato da Sergio per riscaldare il cibo per i cani».

In realtà il fornelletto in questione, secondo quanto hanno svelato i carabinieri, fu una delle poche cose che si salvarono dall’incendio e questo avvalorerebbe la tesi del “castello di menzogne” sottolineato dal giudice nell’ordinanza di arresto. «Non ho parole - continua Martina Sandre -. Che si sapesse che lui non navigasse nell’oro e che avesse bisogno di soldi non era sicuramente una novità ma che arrivasse a uccidere due persone per riscuotere il denaro dell’assicurazione, quello proprio non l’avrei mai immaginato».

Miglioranza in passato aveva riscosso una grossa somma di denaro per la morte in cantiere dell’unico figlio che aveva ma alcuni investimenti e prestiti a persone sbagliate lo portarono presto a dilapidare i soldi. «Se dovessi rivederlo cosa farei? Meglio che non risponda, anche se lo si può immaginare. Tutta questa vicenda mi ha travolto. E pensare che l’avevo visto di recente proprio per un prestito che lui e mia madre avevano fatto ad un barista per l’avviamento di un locale. Era dispiaciuto: il pensiero che fingesse mi fa male».

A Martina ora non rimane ora che ottenere giustizia. «Mi sono rivolta ad un legale - racconta - già da tempo e aspetto che sia lui a dirmi quello che devo fare. Di certo è che voglio giustizia e non vendetta. Non voglio addentrarmi in commenti che potrebbero risultare fuori luogo per questo motivo attendo che sia il mio avvocato a consigliarmi. Se ora penso a mia madre Fiorella e a come è morta, mi viene da piangere. Sono disperata».—

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Pubblicato su La Tribuna Di Treviso