• Home
  •  > Notizie
  •  > Operaio di Paese morto in cantiere, macchinari sequestrati

Operaio di Paese morto in cantiere, macchinari sequestrati

Dragan viveva a Postioma da 16 anni: schiacciato da una pesante lastra. Il pm di La Spezia indaga per omicidio colposo

PAESE. La procura della Repubblica di La Spezia ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo ed ha disposto il sequestro del macchinario che, attraverso un’imbragatura a fasce, stava spostando la pesante lastra di metallo, che ha poi travolto e ucciso Dragan Zekic, 56 anni, un operaio croato, residente a Postioma di Paese.

Per il momento non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati ma non è escluso che nelle prossime ore, al termine dei primi accurati accertamenti, non vengano emessi avvisi di garanzia. La procura, inoltre, non sembra intenzionata a disporre l’autopsia sul corpo dell’operaio serbo, morto lunedì pomeriggio mentre lavorava all’interno di un cantiere navale del Gruppo Antonini a La Spezia che costruisce navi, yacht e piattaforme offshore per gruppi petroliferi come l’Eni.



Il fatto è avvenuto lunedì pomeriggio, alle 16, all'interno di un cantiere navale del gruppo Antonini, realtà che costruisce navi, piattaforme e yacht per importanti gruppi petroliferi. Zekic era lì assieme a dei colleghi della Vettori srl, azienda con sede nella zona industriale di Postioma, in via Guardi, che era entrata nei lavori come subappaltatrice di un'altra azienda trevigiana, la Ingemar di Casale. Padre di due figli adolescenti, residenti in Croazia assieme alla moglie, Dragan Zekic era arrivato in Italia agli inizi del Duemila e da 16 anni lavorava alla Vettori come operaio nel campo del metallo e carpentiere.


I suoi titolari, appresa la notizia, si sono subito recati in Liguria. Dragan nei primi anni aveva condiviso un appartamento assieme ad un collega croato a Preganziol e poi si era trasferito nel centro di Postioma, in piazza Montello, a due passi dalla chiesa, sempre con il connazionale. Impegnato quotidianamente in lunghe trasferte di lavoro a Postioma si vedeva poco, ma il suo volto era comunque conosciuto. A volte, anche con gli amici italiani, si concedeva un caffè nel bar sottocasa.


Una vita fatta di sacrifici, la sua, rientrando in patria solo nei periodi di ferie, tra estate e vacanze di Natale, per riabbracciare la famiglia. «Era una persona semplice e profondamente buona» lo ricorda Diego, il connazionale e collega alla Vettori con cui condivideva da anni l'appartamento al primo piano di piazza Montello, «a volte rientrava la sera, altre volte dopo alcuni giorni, in base al lavoro e alla distanza della trasferta: era un grande lavoratore. Aveva molti amici italiani ed in tutti questi anni non aveva mai avuto problemi con nessuno: pensava sempre alla sua famiglia».


Anche dai commercianti della zona il ricordo di un grande lavoratore. «Era una persona gentile ed educata, così come il suo collega» spiega la titolare della fioreria sotto casa di Dragan, «ci si salutava spesso e volentieri, tra vicini, ma non c'erano grandi occasioni di parlare, non avevamo contatti. Oltre ad essere una persona riservata era sempre fuori per lavoro: vi dedicava tutto il proprio tempo».


«Lo consideravamo una persona del paese, era qui da sempre» spiega invece Federico Volpato, della cartoleria-tabaccheria, «era nostro cliente, veniva a comprare le schede telefoniche per comunicare con i familiari. Lo si vedeva perlopiù la domenica, quando non lavorava, anche tre giorni fa era qui in piazza a bere un caffè: era una brava persona».


Intanto, mentre si attende il nulla osta per il rientro in Croazia della salma di Dragan, proprio a seguito della sua scomparsa sul lavoro è iniziata la mobilitazione di lavoratori e sindacati: ieri un presidio davanti ai cancelli del cantiere navale di La Spezia, oggi annunciate 8 ore di sciopero generale. «Non può essere semplicemente uno sciopero di protesta, deve essere uno sciopero perchè non ci siano più morti sul lavoro» il commento di Maurizio Landini dalla Cgil, «vanno regolamentati gli appalti nel settore privato per evitare il massimo ribasso e la logica del subappalto».


©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso