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«L’ho ucciso perché voleva segregarmi»

Omicidio di Miane, Liliana Ordinanza ricostruisce la notte del delitto. Otterrà uno sconto di pena con il rito abbreviato

MIANE. Liliana Ordinanza, la 27enne coneglianese che ha confessato l’omicidio di Medhi Chairi, avrà diritto ad uno sconto di pena perché sarà processata per omicidio volontario e furto con il rito abbreviato. Sono queste le accuse contestate dalla Procura in relazione alla morte dell’operaio marocchino di 42 anni ucciso a coltellate nella sua casa di via Roma a Miane il 17 aprile dell’anno scorso. Ieri si è tenuta l’udienza preliminare di fronte al giudice Angelo Mascolo durante la quale la ventisettenne ha raccontato la sua verità, diversa da quella detta nell’interrogatorio di garanzia, e cosa è accaduto la notte del delitto all’interno dell’appartamento di Miane. In particolare ha detto di non aver subito violenza e di aver avuto un rapporto sessuale consenziente con il marocchino prima di ucciderlo con violenza con un coltello perché, ha detto, lui le avrebbe impedito di uscire di casa. Dopo di che avrebbe rubato anche le chiavi della macchina e sarebbe scappata. Una versione più convincente di quella raccontata in un primo momento quando aveva detto di essere stata violentata e di aver ucciso per difendersi. Il delitto risale ad una domenica di aprile dell’anno scorso in una mansarda di via Roma a Miane. La Ordinanza, di origini salernitane e sulle cui tracce i carabinieri si erano messi alcune ore dopo la scoperta del cadavere di Chairi, in un primo tempo aveva negato di aver ucciso a coltellate l’operaio marocchino ed il fermo che le è costato il carcere era avvenuto dopo un giorno e mezzo scandito da una serie di interrogatori in cui l’indagata, inizialmente accusata solo del furto dell’auto della vittima, era rimasta a piede libero. L’omicidio dell’operaio marocchino è avvenuto all’alba verso le 5.30. È a quell’ora che gli inquilini della casa al civico 39 di via Roma, a Miane, sentono trambusto e grida di un donna provenire dalla mansarda di Chairi. Nessuno ci fa caso ma, dopo che in tarda mattinata viene scoperto l’omicidio, ai carabinieri qualcuno racconta della presenza di una donna, nella notte di domenica, nella casa del delitto. Gli investigatori dirigono le indagini sulla vita privata dell'operaio marocchino ed in particolare sulle sue diverse frequentazioni femminili. È un connazionale della vittima, sentito come testimone domenica pomeriggio, ad indirizzare i carabinieri verso Liliana. La svolta arriva quando l’auto della vittima, un’Alfa 147 nera, sparita dopo l’omicidio dallo spiazzo davanti alla casa di Miane, viene ritrovata in via Verdi, nei pressi della stazione di Conegliano. Un abitante del posto ha visto in faccia chi l’ha posteggiata in zona ed indica Liliana Ordinanza come presunta colpevole. La ragazza viene trovata poco dopo a casa della madre. Ai carabinieri consegna subito le chiavi dell’auto di Chairi, ma nega di averlo assassinato. In caserma, poi, assicura di voler collaborare: «So chi è l'assassino». La giovane ammette di aver trascorso la notte tra sabato e domenica nella casa dell’operaio marocchino e di aver consumato crack assieme alla vittima. Alla mattina, però, in casa è arrivato uno spacciatore marocchino con il quale Chairi ha iniziato a litigare. «Mi sono messa in mezzo a loro per dividerli», dice ai carabinieri. «Poi, però, ho preso le chiavi dell'Alfa 147 nera, e me ne sono andata, lasciandoli litigare». In realtà in quella casa erano soli e, come ha detto la stessa Ordinanza ieri, ha ucciso dopo un rapporto sessuale.

Giorgio Barbieri

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso