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Morì folgorato, si aggrava la posizione degli indagati

FARRA DI SOLIGO. L’impianto elettrico non era a norma. I consulenti della procura della Repubblica sono arrivati a questa conclusione, dopo aver fatto un certo numero di prove, alla chiesa di San...

FARRA DI SOLIGO. L’impianto elettrico non era a norma. I consulenti della procura della Repubblica sono arrivati a questa conclusione, dopo aver fatto un certo numero di prove, alla chiesa di San Nicolò di Villa di Villa, nel Bellunese. Dove luce e riscaldamento non torneranno fino a quando non sarà tutto a posto, sul piano della sicurezza. Nessun dissequestro, almeno per il momento, quando sono ancora in corso le indagini preliminari sull’incidente mortale sul lavoro di Loris De Faveri, il 42enne operaio trevigiano di Farra di Soligo. Le campane rimangono mute, le funzioni religiose si celebrano a lume di candela, da quelle normali ai funerali, e l’edificio sacro della frazione di Mel rimane al freddo.

I lavori di ristrutturazione del tetto non possono proseguire, anche perché quel cavo sbucciato, che è costato la vita a De Faveri, parte dal caseggiato accanto e s’infila nella chiesa, all’altezza del ponteggio montato a ridosso della navata destra. È proprio da quel filo visibilmente usurato che è partita la scarica elettrica fatale e questo l’ha stabilito l’autopsia. I fedeli l’hanno sempre visto lì, sopra la stradina, che parte da piazzetta San Nicolò, ma l’Enel ha prontamente fatto sapere che non ce l’ha messo lei. Non ha responsabilità, anche se garantisce l’energia elettrica. Gli indagati sono sempre sette. Non risulta che ce ne siano altri e, a questo punto, la loro posizione - sempre a proposito dell’ipotesi di reato di omicidio colposo - diventa più pesante. Sono i titolari, i responsabili della sicurezza e i direttori dei lavori delle tre imprese Lorenzon costruzioni, Edilgroup e Altedil e il parroco don Giuseppe.(g. s.)

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso