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Bimba affogata nel lago di Revine: le cinque indagate davanti al pm

Responsabile, coordinatrice e operatrici del centro estivo potranno spiegare la loro versione sulla fine di Mariia

REVINE LAGO. Via agli interrogatori, giovedì in Procura, di responsabili e animatrici del centro estivo, organizzato dall’Istituto San Giuseppe, che il 27 luglio scorso fu funestato dalla morte a Revine Lago di una bambina ucraina di 7 anni. Una storia che commosse la Marca: Mariia Markovestka era arrivata in primavera con nonna e mamma nel collegio gestito da religiosi a Vittorio Veneto per sfuggire alle bombe russe che stavano devastando il territorio del suo paese d’origine ma, per un crudele scherzo del destino, annegò nelle acque del lago.

Nessuno si accorse di quando la piccola cadde in acqua e affogò senza che nessuno si accorgesse di nulla. Pare che dal momento dell’allarme della sua scomparsa al ritrovamento, secondo alcuni testimoni, fossero passati addirittura 40 minuti.

All’indomani della tragedia di Revine Lago, la Procura della Repubblica di Treviso aprì un fascicolo per omicidio colposo e pochi giorni dopo iscrisse cinque persone nel registro degli indagati.

Si tratta di Marina Baro, alias “Suor Maddalena”, 83 anni, originaria di San Polo di Piave e residente al collegio “San Giuseppe” e Camilla Rizzardi, 37 anni, di Revine Lago (difesa dall’avvocato Valentina Sartor), rispettivamente responsabile e coordinatrice del centro estivo, accusate in particolare di non aver previsto un servizio di soccorso balneare.

Con loro, indagate per omicidio colposo anche le tre animatrici Martina Paier, 22 anni di Vittorio Veneto (difesa dall’avvocato Stefano Arrigo), Simonetta Da Ronch, 55 anni, di Revine Lago (avvocato Stefano Pietrobon), e Tiffany De Martin, 20 anni di Fregona (difesa dall’avvocato Enrico D’Orazio), alle quali la Procura rimprovera di non essersi avvedute “tempestivamente dell’assenza dal gruppo” della piccola Mariia.

Giovedì 8 settembre mattina, dalle 10 alle 16 del pomeriggio, le cinque indagate avranno l’opportunità, se vorranno, di fornire la propria versione dei fatti davanti al pubblico ministero, titolare dell’inchiesta. Naturalmente, potranno anche decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Tutto dipenderà dalla strategia che ciascun difensore deciderà di adottare.

Già, comunque, tra le animatrici pare vi sia chi voglia dire la propria. Ognuna infatti aveva un determinato gruppo di bambini da tenere d’occhio ed è facile intuire che chi non aveva in carico il gruppo “yellow-green” di cui faceva parte la piccola ucraina lo farà presente al pubblico ministero con il chiaro scopo di ottenere un’archiviazione dell’inchiesta nei propri confronti.

Sull’inchiesta peserà l’esito degli accertamenti autoptici che hanno già dato un primo responso: Mariia è morta per annegamento e non èper altre cause. Da quanto ha potuto accertare l’anatomopatologo Antonello Cirnelli la bambina era sana e non aveva disfunzioni o tracce sul corpo che potessero far pensare ad un malore. Per il momento l’autopsia non è riuscita a stabilire quanto tempo sia passato tra l’allarme dato dagli animatori per la sua scomparsa e il momento del ritrovamento. E anche questo sarà un punto importante dell’indagine.

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso