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La tragedia di Revine, messaggi e petali bianchi lanciati in cielo: così i bambini del Grest hanno salutato a Mariia

Il 3 agosto al Campus S.Giuseppe a Vittorio Veneto la cerimonia a porte chiuse per l’addio alla piccola di 7 anni affogata nel lago 

VITTORIO VENETO. Un momento di preghiera intimo, lontano da sguardi indiscreti e fortemente voluto dalle suore del Campus San Giuseppe, quello che si è tenuto il 3 agosto mattina nella palestra della scuola, allo scopo di commemorare la piccola Mariia, affogata a Revine, pregare per lei e per la sua famiglia.

La mamma Antonia ha preannunciato l’intenzione di tornare in Ucraina con la salma della piccola, non appena arriverà il nulla osta della magistratura, dopo l’autopsia eseguita lunedì che ha confermato il decesso per annegamento.

«Allo stesso tempo, si è inteso aiutare i bambini del Grest, insieme ai loro animatori ed educatori, ad iniziare a rielaborare quanto è dolorosamente accaduto» testimonia don Alessio Magoga, portavoce della diocesi.

La commemorazione è stata guidata da don Andrea Forest, direttore della Caritas diocesana, che all’inizio dell’incontro ha subito detto ai bambini, raccolti in semicerchio dinanzi a lui ed alla bianca croce collocata nella palestra, di essere lì perché sta accompagnando tante persone che provengono dall’Ucraina come, appunto, la piccola Mariia.

Accanto a don Forest, anche don Yuriy Khodan, il sacerdote ucraino che segue la comunità cattolica ucraina delle diocesi di Belluno-Feltre e Vittorio Veneto. La veglia di preghiera, cui hanno partecipato anche diversi adulti, è stata pensata in tre momenti. Innanzi tutto, il primo momento “Come stiamo vivendo…”, teso a far emergere soprattutto le fatiche e le sofferenze che tutti stanno sperimentando. Poi, il secondo momento, “Come ci aiuta il Vangelo…”, in cui grazie alla lettura della parola del Signore (“Lasciate che i bambini vengano a me”), proclamata da don Yuriy, don Andrea ha fatto emergere alcuni motivi di speranza, come il fatto che Gesù vuole bene ai bambini.

«Resta la domanda: dov'era Gesù quel mercoledì pomeriggio? – si è interrogato don Andrea -. Lo chiederemo a Gesù, solo lui può rispondere. Egli però ci assicura che è vicino a tutti noi. Anche a Mariia, che accoglie tra le sue braccia in Cielo. Diversi di noi hanno reagito alla morte di Mariia riconoscendo che "un angioletto è salito al Cielo". La fede in Gesù ci aiuta a riconoscere che la vita e l'amore sono più forti della morte. Mariia continua a vivere nel cuore di Dio perché Gesù ha simpatia per i bambini».

Nel terzo momento, “Mariia ci parla…”, con le suore e le animatrici i bambini e ragazzi hanno provato ad immaginare cosa potrebbe dire Mariia: «Forse potrebbe suggerirci tre parole – ha affermato don Forest -. Grazie per l'amicizia, l'accoglienza, l'affetto, i giochi fatti insieme. Forza: un invito a superare il pianto del dolore per ritrovare le ragioni della speranza. Gioia: un invito a riconoscere nelle nostre gioie e nel nostro ritrovarci insieme la gioia stessa di Mariia, prolungando nella nostra gioia la sua, quella che ha dimostrato tra noi».

«Un gesto finale è stato particolarmente commovente: ad ogni bambino sono stati consegnati dei petali bianchi; ogni bambino ha sussurrato ai petali una sua personale preghiera per Mariia; poi, insieme, tutti i petali sono stati lanciati in alto, verso il cielo, come preghiera a Dio per Mariia» riferisce Magoga. Sullo sfondo, un cartellone con il nome di Mariia ed i diversi messaggi che i bambini hanno voluto rivolgerle.

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso