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Operaio ucciso da una trave alla Zanutta di Casier. Imprenditore condannato

Daniele Zamuner morì alla Zanutta di Casier nel 2018, un anno al titolare Lucio.  Il macchinario era privo di alcune dotazioni di sicurezza: erano state disattivate

TREVISO. A quattro anni e mezzo dalla morte di Daniele Zamuner, colpito da una trave in legno scagliatagli addosso da un macchinario mentre lavorava alla Zanutta, venerdì in tribunale a Treviso è arrivata la condanna per omicidio colposo e per il mancato rispetto delle nome di sicurezza del titolare dell’azienda di Casier, specializzata in arredo e prodotti per l’edilizia.

La sentenza

Lucio Zanutta è stato condannato ad un anno di reclusione - pena sospesa - mentre è stato assolto Gianluca Zanutta. Il giudice Francesco Sartorio ha inoltre riconosciuto una provvisionale superiore al mezzo milione di euro ai familiari della vittima.

Gianluca Zanutta, 48enne di Carlino (in provincia di Udine), è stato assolto perché era il rappresentante legale della Spa e non è stato ritenuto il datore di lavoro di fatto di Zamuner, ipotesi questa che invece prediligeva il sostituto procuratore. Il datore di lavoro effettivo era appunto Lucio Zanutta, 81 anni, di San Giorgio di Nogaro, che ha incassato la condanna. Il pm aveva chiesto due anni per entrambi.

«Siamo soddisfatti dell’assoluzione di Gianluca Zanutta, siamo riusciti a dimostrare che non era il datore di lavoro nemmeno di fatto», ha detto Fabio Pinelli, avvocato degli imprenditori, insieme a Paolo Tabasso. «Per la condanna di Lucio Zanutta aspettiamo di leggere le motivazioni, ma posso già dire che presenteremo appello».

Mezzo milioni di risarcimento

In attesa del processo civile, che stabilirà il risarcimento complessivo, il giudice ha intanto riconosciuto una provvisionale ai familiari: 150 mila euro alla moglie, 100 mila per ognuna delle due figlie, 75 mila al papà, 35 mila euro a testa al fratello e alle due sorelle, e 25 mila euro ciascuno ai due nipoti.

«La giustizia ha fatto il suo corso e spero che questa sentenza dia almeno un minimo di serenità ai familiari che hanno perso il loro caro», ha detto Boris Cagnin, legale del papà e delle figlie di Zamuner, costituitesi parti civile insieme a gli altri familiari, assistiti dall’avvocato Rodolfo Tomassoni.

L’incidente

Daniele Zamuner, operaio 54enne di Portegrandi, il 24 gennaio del 2018 stava lavorando nel reparto della “lavorazione travetti”, un grande capannone in cui le travi in legno grezze vengono tagliate, profilate e preparate per il successivo utilizzo nell’edilizia.

Quel giorno era all’inizio del turno di lavoro e stava utilizzando un impianto che conosceva come le proprie tasche, forte di un’esperienza trentennale nel settore, quando è stato colpito in pieno volto dalla trave su cui stava lavorando.

«Stava lavorando sulla trafilatrice, quando una trave in legno si è incastrata», aveva spiegato un testimone alle forze dell’ordine intervenute immediatamente dopo l’incidente, «Si è sporto per liberarla, ma mentre stava armeggiando con il legno la macchina è ripartita e lo ha centrato al volto».

Erano stati proprio i colleghi di lavoro a trovarlo privo di vita, irriconoscibile per la violenza dell’infortunio, ai piedi della trafilatrice. Assieme a lui c’erano quattro altri operai che stavano lavorando su altrettante macchine. Era stato uno di loro ad accorgersi, quasi in tempo reale, dell’infortunio. Il medico legale Alberto Furlanetto non ha avuto dubbi.

«La vittima» ha detto in aula, «è morta a causa dello sfondamento del cranio dovuto ad un violento urto di un corpo contundente, verosimilmente una trave in legno». Poi in udienza gli ispettori dello Spisal avevano confermato quanto emerso all’indomani della morte in fabbrica di Zamuner, ossia che «il macchinario era privo di alcune dotazioni di sicurezza, che erano state disattivate».

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso