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Coniugi morti nel rogo, assolto il figlio «Una tragica fatalità senza responsabili»

Il giudice ha escluso colpe anche per la ditta che aveva eseguito lavori nel garage dove, nel 2016, scoppiò l’incendio

colle umberto

I tre imputati rimasti a processo per la morte di Emilio Alpago, 81 anni, e della moglie Antonietta Siracusa di 74, la coppia di Colle Umberto asfissiata dal fumo di un incendio, scoppiato, cinque anni fa, nel garage di casa, sono stati tutti assolti. In primis il figlio Gianni (difeso dall’avvocato Sabrina Dei Rossi), che è stato assolto perché il fatto non sussiste (lo stesso pubblico ministero ne aveva chiesto l’assoluzione) e, per non aver commesso il fatto pure Tarcisio e Giovanni Dotta (il primo difeso dall’avvocato Maria Stella Mazzon e il secondo da Silvia Biscaro e Barbara Camerin), i soci dell’immobiliare che aveva effettuato i lavori dell’abitazione dove morirono i coniugi Alpago (per i due Dotta il pm aveva chiesto una condanna a 2 anni).

Cosa contestava agli imputati la procura? Al figlio della coppia, Gianni Alpago, maresciallo dei carabinieri, di essersi preoccupato di spegnere l’incendio della sua auto senza aver prima svegliato e messo subito in salvo i genitori. In altre parole, nella concitazione del momento, il maresciallo avrebbe colposamente favorito l’incanalamento dei fumi verso l’abitazione dei genitori lasciando aperta la porta di legno che separava il vano scale dall’autorimessa e alimentato le fiamme aprendo successivamente il basculante del garage nel tentativo di sedare l’incendio.

I fratelli Dotta, soci dell’Immobiliare “Da Vinci - Fratelli Dotta”, proprietaria e committente dell’immobile di via dei Cinti, erano accusati di aver violato il decreto ministeriale dell’1 febbraio 1986 che riguarda le norme antincendio delle autorimesse. In particolare per aver inserito una porta di legno come divisorio tra la zona garage e il vano scale invece che una porta d’acciaio tagliafuoco con chiusura automatica, come previsto dalle norme antincendio. Inizialmente tra gli imputati c’era anche Pietro Dotta, che come geometra, progettista e direttore dei lavori, aveva deciso di uscire di scena prima dell’eventuale processo patteggiando in sede di udienza preliminare.

Un processo dall’esito tutt’altro che scontato visto che il consulente, incaricato dal giudice di effettuare la perizia, stabilì che furono l’apertura del basculante del garage (che diede ossigeno alle fiamme) e la porta aperta che dava sulle scale (che provocò l’effetto camino che spinse il fumo dell'incendio su per le scale) a causare la morte per asfissia dei due anziani di Colle Umberto soffocati nel sonno, nella notte del 16 marzo 2016, dal fumo dell’incendio dell’auto del figlio Gianni, posteggiata nel garage interrato della loro palazzina.

Il giudice Cristian Vettoruzzo ha fissato in 90 giorni il tempo per il deposito delle motivazioni della sentenza.—

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Pubblicato su La Tribuna Di Treviso