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Graziella Gatto si è arresa: è morta lunedì. Falciata in bici, era in coma da tre anni

Infermiera del Ca’ Foncello, aveva 59 anni. Amava il ciclismo, correva per la Goppion S. Lazzaro. L’incidente nel Modenese

TREVISO. Da quell’ultima pedalata sull’Appennino Modenese era entrata in un tunnel da cui non è mai uscita. L’auto, con un sorpasso, l’aveva centrata e trascinata, lei aveva battuto violentemente il capo.

Il dramma era avvenuto sotto gli occhi del marito Paolo, che guidava la pattuglia della squadra di cicloamatori. I soccorsi erano stati immediati, quel pomeriggio a Pavullo nel Frignano, ma il trauma cranico era gravissimo.

Graziella non si era ripresa, e le terapie non sono riuscite a farla uscire dal coma. Dimessa dai centri specializzati, è infine stata portata all’istituto Menegazzi di San Giuseppe, dove ha “vissuto” questi anni in uno stato vegetativo.

Lunedì il suo fisico ha infine ceduto: Graziella si è alzata sulla sella per una salita infinita, che non ha discesa.

L’epilogo di un calvario per lei e per i familiari che in questi tre anni e mezzo l’hanno amorevolmente assistita. La speranza - immensa, dei suoi cari, degli amici, delle colleghe e dei colleghi - si è progressivamente infranta contro la realtà del quadro clinico, praticamente immutato. Fino a lunedì, quando il corpo della sfortunatissima Graziella si è arreso.

Vastissimo il cordoglio, non solo a Sant’Antonino, dove la famiglia è uno dei nuclei storici del quartiere. Piangono Graziella le colleghe del Ca’ Foncello, dove lavorava come infermiera.

E ancora i cicloamatori della Sg Goppion San Lazzaro, società che è un’istituzione, e commozione in tantissimi ciclisti e appassionati che l’avevano conosciuta in anni di raduni e manifestazioni. Una vita esemplare, quella di Graziella, tutta dedicata alla famiglia e al suo lavoro che tanto amava. La bici era la sua grandissima passione, condivisa con l’adorato marito Paolo. E sulla sua inseparabile bici la ritrae la foto sull’epigrafe, apparsa ieri sui muri della città. Fino al 2018, Graziella aveva scalato i passi di Prealpi e Dolomiti, le colline trevigiane, e compiuto innumerevoli trasferte in tante zone d’Italia, con la sua squadra. Quel giorno del 2018 era partita dai dintorni di Modena per raggiungere Spilamberto e da lì salire alla Madonna dei Bandaccini, frazione di Pavullo. La comitiva era in fila indiana, guidata dal marito Paolo Biasuzzi, quando si era trovata davanti improvvisamente una Peugeot 508 in sorpasso (vietato in quel punto): Biasuzzi era riuscito a salvarsi buttandosi nel canale di scolo, ma l’auto aveva investito la seconda bici, guidata da un’amica piemontese della coppia, e centrato in pieno Graziella, scaraventata in alto, e trascinata per metri e metri. L’auto aveva finito la sua corsa impazzita fuori strada, vicino a un bar, dopo aver centrato anche diversi segnali stradali. Illesa la quarta componente della comitiva di bici, di Casale.

Graziella Gatto lascia oltre al consorte i figli Marco, Davide e Valentina, i nipoti, la mamma Luciana, i fratelli Claudio e Massimiliano.

Martedì saranno in tanti, nella chiesa di Sant’Antonino, a dare l’estremo saluto: la cerimonia funebre è fissata alle 15.30, il corteo partirà alle 15.15 dalla casa di riposo Menegazzi, sulla Noalese. Andrea Passerini

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso