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Addio a Giulio Olivi, il manager erede dell’antica dinastia trevigiana

Per decenni è stato dirigente nelle aziende ospedaliere del Veneto. Il suo antenato Giuseppe fu il promotore nel trevigiano dei moti d’indipendenza contro gli austriaci

TREVISO. È morto, a Verona, Giulio Olivi. Nato a Treviso, aveva 92 anni. Per decenni è stato dirigente nell'azienda ospedaliera sia a Padova che a Verona. Lascia quattro figli: Andrea, ex direttore generale della Fiera di Padova ai tempi del presidente Ferruccio Macola, Susanna, Pietro e Gian Giacomo. I funerali si terranno mercoledì prossimo, alle ore 16, nella chiesa di San Nazzaro, nel quartiere di Veronetta, zona Porta Vescovo.

Giulio Olivi faceva parte della grande famiglia trevigiana degli Olivi, tra i quali c'erano anche il deputato Marcello, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana negli anni '70, ed i fratelli Pino e Luisa. Quest'ultima aveva sposato Gigi Carraro, di Padova.

Era uno degli ultimi sopravvissuti della dinastia degli Olivi, una delle famiglie storiche della Marca, che ancora oggi viene ricordata anche dai giovani come una tra le più note e popolari della città. Ad esempio Giuseppe Olivi è stato podestà di Treviso dal 1847 al 1852. Ossia in un periodo in cui il capoluogo della Marca faceva ancora parte dell'impero austro-ungarico prima che nel 1866 tutto il Veneto, dopo la Terza guerra d'Indipendenza, fosse annesso al Regno d'Italia, nato nel 1861 e che comprendeva già tutto il centro-sud eccetto la capitale.

Giuseppe Olivi, nato a Treviso e morto a Pieve di Soligo, era colui che aizzò i trevigiani a ribellarsi nel 1848, sulla scia di quanto stava succedendo anche a Venezia e a Padova, contro gli Austriaci, che, però, dopo un po’ di tempo, tornarono a governare anche su tutta la Marca. Ancora oggi Giuseppe Olivi viene ricordato su una lapide che è stata sistemata anni addietro in un angolo di Ca’ Sugana.

«Da Treviso mi hanno inviato le condoglianze una valanga di parenti ed amici», sottolinea Andrea Olivi, «Sono convinto che dalla Marca arriveranno a Verona per partecipare al funerale decine di trevigiani. D'altronde mio padre era una persona perbene ed ha sempre tenuto alta la memoria della nostra antica famiglia, che a Treviso ha le sue radici».

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso