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Morto in cantiere a 23 anni, Mattarella telefona ai genitori

Montebelluna, la mamma di Mattia di Battistetti:«Era l’ora di cena, un’emozione incredibile: ci ha espresso solidarietà e ha auspicato giustizia sulla morte di nostro figlio»

MONTEBELLUNA. Grande commozione ed emozione lunedì 6settembre sera in casa Battistetti quando è arrivata la telefonata del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Hanno avuto un sussulto quando, alzata la cornetta del telefono, hanno capito che la telefonata arrivava dal Quirinale. Poi si sono commossi quando hanno sentito le parole di solidarietà espresse da Sergio Mattarella.

Era l’ora di cena, lunedì, in casa Battistetti, all’incirca le 19. È squillato il telefono. Ad alzare la cornetta del telefono fisso è stata la sorella di Mattia, Anna: quando le è stato chiesto di parlare con la signora Monica ha passato il telefono alla mamma. Il presidente si è presentato e, a quel punto, è partita una conversazione carica di emozione.

I Battistetti avevano scritto al presidente della Repubblica, a lui come alle altre istituzioni, perché non si spegnesse il faro sulla morte sul lavoro di un giovane di 23enne – il loro figlio Mattia – e lunedì sera, quando è arrivata la telefonata dal Quirinale, in casa Battistetti si sono commossi.

Il presidente Mattarella al telefono ha voluto esprimere la sua vicinanza alla famiglia, facendo un richiamo alla necessità della sicurezza negli ambienti di lavoro.

«Le parole del presidente sono state di grande sensibilità», racconta Monica Michielin, la mamma di Mattia Battistetti. «Si è detto vicino a noi e consapevole dell’immane dramma che stiamo vivendo, si è detto pure sconcertato di quanto accaduto. Il presidente ha poi auspicato che sia fatta giustizia perché non si può accettare che un ragazzo di 23 anni si rechi al lavoro e non faccia più ritorno a casa. Ha aggiunto che la sicurezza nel posto di lavoro deve essere la prima garanzia che un datore di lavoro deve assicurare ai suoi dipendenti. Alla fine della telefonata ci ha offerto il suo sostegno».

La telefonata del presidente della Repubblica è stata quindi la risposta alla lettera che la famiglia Battistetti gli aveva scritto alcune settimane prima. In quella lettera gli avevano raccontato come il figlio 23enne fosse stato ucciso da un carico di ponteggi sganciatosi da una gru in un cantiere di via Magellano, a Montebelluna, e gli spiegavano quale disperazione stessero vivendo quotidianamente. Ma avevano scritto anche della loro forza e volontà di portare avanti la battaglia per avere giustizia per quel loro figlio vittima del lavoro.

Parole toccanti, che hanno indotto il presidente della Repubblica, lunedì sera, a prendere il telefono e telefonare alla famiglia Battistetti per esprimere la sua vicinanza e l’esigenza che ci sia sicurezza negli ambienti di lavoro.

«Il presidente Mattarella si è dimostrato persona di grande sensibilità e disponibilità», aggiunge Giovanni Battistetti, il papà di Mattia. «Abbiamo capito che era proprio lui dopo che al telefono è andata mia moglie e si sono presentati. Alla fine della telefonata ci ha fatto capire che possiamo contattarlo ancora se ne abbiamo bisogno».

Nessuna novità, per il momento, sul fronte giudiziario per questa morte sul lavoro avvenuta lo scorso 29 aprile nel cantiere di via Magellano a Guarda, dove il giovane era stato travolto da un carico di ponteggi che si erano sganciati dalla gru.

L’inchiesta sta andando avanti tra perizie e memorie e, allo stato attuale, vede una dozzina di iscritti nel registro degli indagati, un po’ tutti quelli che potevano aver avuto a che fare con quella gru e con il suo carico: dal titolare dell’impresa costruttrice al gruista, dal responsabile della sicurezza alla ditta che aveva proceduto alla revisione della gru che era prima in un cantiere di viale Matteotti, per poi essere mandata alla revisione e quindi installata nel cantiere di via Magellano.

«Non abbiamo ancora alcuna novità sul fronte giudiziario», conferma Giovanni Battistetti, «l’indagine non è stata ancora chiusa. Noi confidiamo che i tempi non si protraggano a lungo perché vogliamo verità e giustizia per nostro figlio».

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso