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«Alessio, ci hai insegnato come inseguire i sogni»

Una felpa bianca con i nomi e la lettera dei compagni del liceo Giorgione letta al momento della sepoltura nel cimitero di Torreselle 

castelfranco

Ieri pomeriggio, nella chiesa arcipretale di Piombino Dese, è stato dato l’ultimo saluto al 18enne Alessio Bariamcanaj, deceduto sabato scorso in seguito ad un incidente avvenuto la sera precedente intorno alle 19, solo a qualche chilometro da casa, a bordo della sua Yamaha 125. Toccante e di grande intensità il momento in cui sul sagrato della chiesa, mentre tutti erano attoniti davanti a quella bara bianca, si sentivano le note di una celebre canzone di Katy Perry. Numerosissimi erano gli amici ed i compagni di squadra, tutti con la divisa, della squadra di calcio Juniores dell’UnionDese. Fra tutti spiccavano i moltissimi studenti ed i docenti del liceo Giorgione di Castelfranco, con il vessillo della scuola dove Alessio frequentava la quarta del liceo scientifico. Sono stati loro a mandare in cielo una miriade di palloncini bianchi. E proprio i suoi compagni hanno preparato una felpa bianca con tutti i loro nomi, donata ai genitori, e poi la raccolta di fondi per l’Aido locale, perché Alessio era una grandissimo estimatore della donazione di organi, ma le circostanze non hanno consentito che venisse esaudito questo suo esemplare desiderio.

Poi una lunga e struggente lettera, che è stata letta prima della sepoltura, nel cimitero di Torreselle. «Quante saranno le prossime serate che sentiranno la tua mancanza, la mancanza del tuo sorriso e della tua vitalità in grado di rendere ogni momento speciale! Vogliamo ricordarti semplicemente per com’eri: quell’amico sempre pronto a strappare un sorriso a chiunque, con la battuta sempre pronta, disponibile, affidabile, determinato, ricco di vitalità, pronto ad aiutarci. Eri l’animatore delle nostre feste. Ci hai insegnato a inseguire i nostri sogni, un po’ come tu la mattina facevi con il treno: che corse per non perderlo! Avevi tante passioni: il calcio, i motori e la tua Sofia, quanto ce ne parlavi. Non potremm più guardarti negli occhi, ascoltare le tue parole e ridere a crepapelle, abbracciarti e ricevere da te una “pacca” sulla spalla. Ti ricorderemo, per farti vivere per sempre tra noi, attraverso tutti i ciliegi che fioriranno, il 3 aprile di ogni anno, così che la tua vitalità rimanga negli occhi di tutti. Sarai sempre parte di noi». —

Dario Guerra

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso