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Tragedia di Castel di Godego. Il nonno: «Mio nipote un bimbo felice. Era Egidio ad aver bisogno di aiuto»

Fortunato Battaglia ricostruisce le settimane che hanno preceduto il dramma. «Non ha retto il peso di una diagnosi»

CASTELLO DI GODEGO. «Era mio figlio ad aver bisogno dello specialista, non il mio nipotino. E questo dovete scriverlo»: Fortunato Battaglia è prostrato dal dolore, ma tira fuori il coraggio e la determinazione da ex parà della Folgore e di anni di responsabilità all’interno dell’azienda in cui lavorava, la Breton. Era con il figlio Stefano quando sabato hanno scoperto che cosa era avvenuto nell’appartamento di piazza Città di Boves, insieme erano andati a vedere perché Egidio e Massimiliano sabato stranamente tardavano all’appuntamento a pranzo a casa sua.

E ora vuole capire il motivo per cui Egidio ha agito contro un figlio più che amato («lo adorava, ha sempre fatto tutto per lui») e contro se stesso. «Egidio è andato in profonda crisi nell’ultima settimana, dopo che uno specialista ha avanzato l’ipotesi che Massimiliano fosse autistico. Il mondo gli è crollato addosso. Abbiamo tentato in tutti i modi, noi ma anche la moglie Adriana, di dirgli che quello era solo un parere, che i dati dei primi esami erano discutibili e sicuramente non definitivi per una diagnosi di questo tipo su un bambino così piccolo. Lo avevamo rassicurato in tutti i modi che non era da solo, che avrebbe potuto contare in tutto e per tutto su di noi, come abbiamo sempre fatto».

«Stava riorganizzando tutta la sua vita», continua Fortunato, «stava anche cercando un nuovo lavoro che gli permettesse di essere regolarmente presente in famiglia, ma da un certo punto in poi ha cominciato a vedere il bicchiere sempre più mezzo vuoto. Al contrario di Adriana, che invece lo vedeva mezzo pieno, cogliendo i dati contrastanti sulle capacità di Massimiliano come il segnale che bisognava approfondire di più, che non era detta l’ultima parola, tutt’altro».

Adriana, la mamma di Massimiliano, è ora nella casa di Fortunato e della moglie Valeria: «Per noi è sempre stata una figlia. Ora sta dormendo. La attende un percorso molto difficile dopo quello che è accaduto: lo sarà per tutti noi. Per mia moglie che cullava il piccolo, per gli zii che lo adoravano, per la cuginetta con cui giocava insieme».

La famiglia è ora seguita da un pool di psicologi: «Ne abbiamo davvero bisogno. Per me era arrivato il momento in cui finalmente, dopo la pensione, potevo godermi la mia famiglia, i miei figli, i miei nipotini. E ora…».

Fortunato ammette che vi era segnali che facevano sospettare qualcosa per Massimiliano: «Ad esempio non diceva mamma o papà o nonno, ma sapeva fare i versi degli animali. Se gli dicevi chiama il nonno, non lo diceva, ma veniva a prendermi per mano. Del resto quanti bambini cominciano a parlare più tardi rispetto ad altri, a tre, anche a quattro anni?».

La problematica era conosciuta in famiglia, ma non così evidente: nell'immediatezza della tragedia nessuno dei vicini che quotidianamente vedevano Massimiliano, in giro con i genitori o con i nonni, o a giocare nel parchetto vicino casa, ha detto di essersi mai accorti di alcune difficoltà del piccolo, che invece era un bambino vispo, come tutti gli altri. « Era da dicembre che si era iniziato questo percorso nella testa di Egidio, più andava avanti il tempo e più in mio figlio cresceva la preoccupazione per il futuro del piccolo. Abbiamo provato a tranquillizzarlo, dicendogli che anche se fosse stato vero che Massimiliano fosse autistico ora ci sono tante modalità per aiutarlo: ripeto, poteva contare su tutti noi, anche economicamente».

Ma Egidio con la determinazione che lo caratterizzava (anche lui istruttore nei parà a Pisa) si è voluto caricare su di sé tutto questo peso. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la diagnosi di una settimana fa - continua Fortunato - nessuno me lo può togliere dalla testa. Ma la cosa che conta è che sabato ho perso un figlio e un nipote, nessuno me li potrà restituire».

I primi rilievi scientifici effettuati nell’abitazione in cui si è consumato il dramma, sono stati già refertati dai carabinieri e mandati al pm di turno, Mara Giovanna De Donà, che nelle prossime ore conferirà l’incarico di eseguire l’autopsia al medico legale. Un atto dovuto, per stabilire con certezza le cause della morte del padre e del piccolo. E se davvero il bambino è stato strangolato alla gola, e in che modo. —

 

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso