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Coronavirus, gli addii nella Marca. Le storie di Valter, Franco e Hamid

Bocciofila Olimpia in lutto: Moro era un frequentatore abituale, sportivo amava molto la bicicletta

Treviso . Altre vittime si aggiungono alla conta giornaliera. È stato dato ieri l’ultimo saluto a Ponte di Piave a Hamid Spahiu, 79 anni. Hamid era ricoverato nel reparto di pneumologia ed era risultato positivo al Covid-19. Il 79enne aveva lavorato fino alla pensione come elettricista in Albania, per poi trasferirsi una ventina di anni fa a Ponte di Piave dai figli, partiti per cercare una vita migliore in Italia. Hamid era una persona energica, si alzava alle 5 del mattino per prendersi cura dell’orto, viveva per la famiglia, i nipoti con cui cercava di passare assieme alla moglie più tempo possibile e si concedeva soprattutto con la bella stagione dei lunghi giri in bicicletta, percorrendo anche 30 km. «Papà era una persona tenace, ci siamo trasferiti in queste zone per cercare una vita migliore – ha raccontato il figlio Riza – era forte non aveva problemi di salute. È una situazione drammatica». Oltre al profondo dolore di perdere una persona cara, ai familiari non è concesso poterle stare vicino durante la malattia. «Eravamo in pochi a dare l’ultimo saluto, sappiamo che in questo momento è così e rispettiamo quanto stabilito, ma è molto doloroso» ha proseguito il figlio.

Come il padre. Un altro lutto domenica all’ospedale Ca’ Foncello dove Valter Antonello è spirato domenica a 56 anni, a soli tre giorni di distanza dal padre. Come lui, in una sala della terapia intensiva e solo. È la vicenda che ha commosso gran parte d’Italia, quella toccata alla famiglia veneziana degli Antonello, legata – nel suo triste epilogo – anche a Treviso. È nel nosocomio trevigiano infatti che domenica sera è mancato Valter, figlio di Rufino, spirato invece mercoledì scorso all’ospedale di Mestre. 56 anni il primo, 87 il secondo. Il Coronavirus non li ha risparmiati: aveva dato le prime avvisaglie a Valter, che era stato costretto al ricovero ospedaliero, quindi al padre, anch’egli ricoverato. Per il figlio era stato scelto il trasferimento da Mestre a Treviso, che inizialmente sembrava aver dato luce anche ad un miglioramento delle sue condizioni di salute, mentre Rufino è rimasto a Mestre. I due frequentavano entrambi lo studio associato di famiglia nel centro della città balneare. Due personalità note, in particolare tra il territorio del sandonatese e lo jesolano, ma che avevano contatti anche nella Marca. Rufino Antonello era stato geometra e progettista, tra i protagonisti dello sviluppo della città balnere nel boom del dopoguerra e negli anni successi. Valter aveva portato avanti la tradizione di famiglia laureandosi in Ingegneria e diventando anch’egli uno dei progettisti più conosciuti di Jesolo e del territorio sandonatese, membro tra l’altro della commissione edilizia. Sposato con Valeria, era padre di Giulia. Entrambe impegnate nello studio tecnico associato di famiglia. Con loro si era trasferito da qualche anno a San Donà mantenendo sempre la sede dello studio Antonello e associati a Jesolo. Da tutti Valter Antonello è stato descritto come un uomo pieno di energie, un professionista serio e stimato al pari del padre, oltre che amante dello sport, che praticava regolarmente.

Al circolo. Giorni di lutto anche al circolo sportivo di Santa Maria del Rovere di via Meneghetti per la scomparsa di Francesco Moro, 72 anni, conosciuto come Franco. Era un uomo semplice che dopo aver lavorato a lungo nell’azienda F. lli Moro, manufatti in cemento, condotta dal fratello Adriano, deceduto due anni fa a soli 56 anni, era andato in pensione per dare sfogo alla sua grande passione per il ciclismo percorrendo in solitudine, in sella alla sua fida Dogma Pinarello, le strade che lo portavano sulle rampe del Montello e ritorno. Socio frequentatore del circolo sportivo di via Meneghetti, sede della bocciofila Olimpia, non disdegnava di partecipare alle serate conviviali con gli amici, alle gare sociali di bocce con risultati soddisfacenti e alle gare di Burraco all’interno del circolo che, per le disposizioni ministeriali riguardanti il Covid-19 da sabato 7 marzo era rimasto chiuso. Venerdì sera la febbre e sabato il ricovero. Domenica notte il decesso. Celibe, abitava da solo nella casa adiacente all’azienda di famiglia in via dei Frati, tra i comuni di Silea e Carbonera. —

alessandro bozzi valenti. gloria girardini. marino silvestri. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pubblicato su La Tribuna Di Treviso